India, la sorpresa dell’uomo comune

 

 Matteo Miavaldi, NEW DELHI, 10.2.2015 “Il Manifesto”

India. Elezioni amministrative a Delhi: crolla il partito di Modi, zero seggi per il National Congress

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I festeggiamenti per la vittoria del partito dell'uomo comune

 © Lapresse

 

«Que­sta è la seconda rivo­lu­zione in India dopo l’Indipendenza». Due gio­vani sikh in età uni­ver­si­ta­ria descri­vono così la vit­to­ria di Aam Aadmi Party (Aap) alle ele­zioni locali di New Delhi, cir­con­dati dalla folla in festa davanti alla sede del «par­tito dell’uomo comune». La scher­mata pro­iet­tata su un telo die­tro al palco recita un risul­tato inim­ma­gi­na­bile anche per il più entu­sia­sta atti­vi­sta del movi­mento poli­tico fon­dato da Arvind Kej­ri­wal poco più di due anni fa: 67 seggi ad Aap, 3 seggi alla coa­li­zione gui­data dal Bha­ra­tiya Janata Party (Bjp) di Naren­dra Modi, 0 per l’Indian Natio­nal Con­gress (Inc) della dina­stia Gan­dhi. Mag­gio­ranza asso­luta, miglior risul­tato nella sto­ria delle ele­zioni ammi­ni­stra­tive di New Delhi dal 1993 ad oggi, una «Modi wave» spaz­zata via dallo tsu­nami dell’uomo comune, Inc disin­te­grato. È pre­sto per par­lare di rivo­lu­zione, ma gli estremi per il mira­colo poli­tico ci sono tutti.

Il 14 feb­braio del 2014 Arvind Kej­ri­wal si dimet­teva dalla carica di chief mini­ster della capi­tale indiana, inca­pace di tro­vare il soste­gno esterno per far pas­sare nel par­la­men­tino locale la legge anti­cor­ru­zione Lok­pal Bill, cavallo di bat­ta­glia di Aap. Tra tre giorni, il 14 feb­braio 2015, Kej­ri­wal giu­rerà nuo­va­mente da «primo mini­stro» di New Delhi: una seconda chance che Kej­ri­wal e i suoi hanno saputo costruirsi impa­rando dagli errori di ine­spe­rienza com­messi lo scorso anno.

La tra­sfor­ma­zione da movi­mento d’opinione, for­mi­da­bile nell’aggregare con­senso a tutti i livelli e spie­tato nella denun­cia dei mali ata­vici della società indiana (cor­ru­zione, clien­te­li­smo, con­ni­venza tra impren­di­tori e potere poli­tico), a par­tito di governo è ini­ziata all’indomani del fal­li­mento poli­tico del 2014, rico­min­ciando a lavo­rare dal basso, «sul ter­ri­to­rio», lon­tano dai riflet­tori dei media tra­di­zio­nali impe­gnati a magni­fi­care il suc­cesso su scala nazio­nale del neo primo mini­stro Naren­dra Modi.

A par­tire dallo slo­gan della cam­pa­gna elet­to­rale — «5 saal Kej­ri­wal», 5 anni Kej­ri­wal — Aap pro­met­teva un intero man­dato in cui le cose saranno fatte, non solo dette. E la popo­la­zione di New Delhi ha rin­no­vato la fidu­cia in un pro­getto poli­tico svi­lup­pato inte­ra­mente in anti­tesi: noi non siamo come loro, guar­date cosa hanno fatto loro fino a oggi, adesso tocca a noi.

Men­tre la can­di­data del Bjp Kiran Bedi, data per favo­rita fino a poche set­ti­mane fa, spie­gava in diretta tv che la scon­fitta cocente non era la sua, ma di tutto il Bjp (par­tito nel quale milita da nem­meno un mese, un vol­ta­fac­cia da ex del movi­mento anti­cor­ru­zione di Anna Hazare che né i qua­dri locali del Bjp né gli elet­tori le hanno per­do­nato), Kej­ri­wal con­fes­sava che il soste­gno degli abi­tanti di New Delhi «fa paura»: 4.785.575 voti, 54,2 per cento dei votanti in una tor­nata elet­to­rale da record di affluenza — quasi al 70 per cento — signi­fi­cano aspet­ta­tive altis­sime, la respon­sa­bi­lità di gover­nare e risol­vere i pro­blemi di una capi­tale che qui in India è un micro­co­smo ete­ro­ge­neo da 20 milioni di abitanti.

Mega­lo­poli di rifu­giati e migranti, il mito del «pro­gresso a tutti i costi» che l’aveva sedotta nelle ele­zioni nazio­nali ha fal­lito di fronte alla richie­sta popo­lare di una città meno cor­rotta, più sicura per le donne, forse pronta a una «rivo­lu­zione» meto­do­lo­gica del fare poli­tica. Kej­ri­wal, a dif­fe­renza dei suoi avver­sari, è per­ce­pito come un lea­der dav­vero vicino alla gente, lon­tano da quella «Vip cul­ture» fatta di mac­chi­noni con vetri oscu­rati e stanze dei bot­toni inaccessibili.

Gli atti­vi­sti di Aap pro­ven­gono da ambienti pro­gres­si­sti, quasi «di sini­stra», disil­lusi da un Con­gress in caduta libera. I numeri par­lano chiaro: il Bjp ha perso solo l’1 per cento dei voti rispetto alle nazio­nali e Aap ha pescato dal bacino del par­tito di Sonia e Rahul Gan­dhi, due nomi pesanti nella poli­tica del sub­con­ti­nente che ora paiono il prin­ci­pale osta­colo alla soprav­vi­venza del par­tito dell’Indipendenza.

Dal 14 feb­braio Aap avrà la pos­si­bi­lità di mostrare un modello di governo dif­fe­rente, un esem­pio per il resto del paese quasi inte­ra­mente con­trol­lato da un Bjp a tra­zione hindu e ultra­ca­pi­ta­li­sta che si pen­sava imbat­ti­bile. Kej­ri­wal, ieri, ha dimo­strato il contrario.